Cantare nel coro

 

MILANO – Qualche giorno fa le pagine del New York Timeshanno ospitato un dibattito fra Richard Scheffler della California University e Richard Sloan della Columbia University a proposito delle tesi esposte dalla psico-antropologa Tanya Luhrmann della Stanford University, una delle maggiori esperte americane sui rapporti fra psiche e religione. Essere fedeli praticanti, dice la Luhrmann, allunga la vita di 2 o 3 anni e a ciò concorrono vari fattori: il supporto sociale degli altri credenti, il sano stile di vita di chi va regolarmente in chiesa e che in genere non beve, fuma poco, non fa quasi mai uso di stupefacenti, né ha comportamenti sessuali promiscui. Un altro fattore è la tendenza a sviluppare pensieri positivi verso gli altri grazie alla capacità di immedesimarsi nel rapporto con un Dio buono. Ciò infonde serenità, a tutto vantaggio della salute, con un sostanziale calo dello stress che migliora la qualità dei rapporti col prossimo e con sé stessi. Tant’è vero che il sistema immunitario di queste persone risulta più attivo e la loro pressione arteriosa più bassa.

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